Ci metto la faccia e difendo la squadra e Grassadonia.

Dino Viola, compianto presidente della Roma scudettata di Liedholm e Falcao, sosteneva che nel calcio spesso “è questione di centimetri”. La Roma perse uno scudetto contro la Juventus per un gol annullato per fuorigioco a Turone avanti di “qualche centimetro” secondo la terna arbitrale rispetto al suo diretto marcatore. Corsi e ricorsi storici. Sabato pomeriggio se Fabio Mazzeo avesse tirato quel rigore “qualche centimetro” più in basso oggi opinionisti, giornali e tifosi al bar e sui social si sarebbero consumati in sperticate lodi ad un Foggia finalmente arrembante, padrone del campo, dominatore di un Pescara “annichilito” addirittura sul terreno amico. Invece il nostro attaccante ha tirato “qualche centimetro” più in alto e così il Foggia ha sbandato quanto è bastato per subire il solito gol su palla inattiva e tornare a Foggia col sacco vuoto e una classifica da brividi, ma soprattutto sommerso da critiche impietose, Grassadonia in testa. Chi come me era tra i centocinquanta che hanno voluto e potuto seguire il Foggia all’Adriatico non ha mai sofferto un solo istante durante la partita tanto è stata insignificante la prestazione del Pescara. Non ci ha mai sfiorata l’idea che i rossoneri potessero uscire sconfitti, almeno fino a quel “fatale” rigore sbagliato. Eppure a fine partita a leggere articoli e dichiarazioni in tv come sul web sembra che si sia giocato una partita disastrosa, che Grassadonia abbia sbagliato tutto. Formazione sbagliata, difesa disastrosa, centrocampo immobile, attacco sterile e senza idee, cambi errati e ritardati, insomma una Caporetto. Naturalmente poi i meriti del Foggia sono stati attribuiti ai demeriti degli abruzzesi (e sì, perchè quando il Foggia soccombe è perchè è scarso, quando domina come a Pescara sono scarsi gli avversari). Quindi il Pescara di Ciofani, Kanoute, Brugman, Memushaj, Mancuso e Monachello (che naviga nei quartieri altissimi della classifica), a sentire le critiche, era una sorta di “agnello sacrificale” che avremmo dovuto sbranare e che invece ci ha beffato ingigantendo a dismisura le nostre colpe. Sgombriamo il campo dagli equivoci. La situazione è delicatissima e i -5 che permangono nella nostra classifica portano i rossoneri ad affrontare già mercoledì con il Padova forse la prima partita “decisiva” del campionato. Dunque non voglio assolvere nessuno ed è nelle cose che un ulteriore passo falso (non ci voglio nemmeno pensare) getterebbe nello sconforto anche il più incallito degli ottimisti. Detto questo peró, visto che del bicchiere vuoto per 3/4 hanno parlato in tanti (e non mi ripeto), vediamo quali sono le giustificazioni per Grassadonia e la sua squadra che in pochi oggi hanno voglia di riconoscere, quel bicchiere che per me vuoto non è e non ci resterà. Partiamo dalla penalizzazione. Tanti hanno rifiutato Foggia proprio per questo (un motivo ci sarà…) e giocare sapendo che se anche vinci per 5-0 rimarrai ultimo con distacco non è cosa semplice nè gestibile psicologicamente. Per tanti motivi Nember ha dovuto comprare i “pezzi pregiati” a fine agosto, pertanto i vari Galano, Busellato, Chiaretti, Cicerelli, Rizzo, Bolder e Iemmello sono nel gruppo da poco più di tre settimane. Rizzo e Iemmello poi sono venuti in precarie condizioni fisiche (altrimenti non ce li avrebbero mai dati a costo zero) e Nember che è uno che sa fare di necessità virtù e non ha la cassaforte senza fondo di Marotta alla Juve ha scommesso sul loro recupero, e come tutte le scommesse solo alla fine dei giochi sapremo se l’avrà vinta oppure no. Come se non bastasse si sono poi infortunati in tempi diversi Deli e  Busellato (altri due probabili titolari) e se anche sono guariti hanno bisogno di giocare per ritrovare la condizione giusta per riacquisire il loro abituale livello di gioco. Poi c’è la questione squalifiche che ha fatto cominciare al Foggia il campionato senza Mazzeo, Gerbo, Loiacono, Agnelli, Floriano e Galano (scusate se è poco), che hanno dunque dovuto impiegare più tempo per affiatatarsi coi compagni nel clima partita, coi tre punti in palio. Ciononostante il Foggia non è sembrato alla deriva, ha “steccato” i due secondi tempi con Crotone e Palermo, i minuti finali con Carpi e quei dieci minuti fatali dopo il rigore sbagliato a Pescara. Tolta la netta sconfitta in calabria, con Palermo e Pescara solo due “miracoli” di Brignoli e Fiorillo su Deli e Mazzeo ci hanno tolto almeno due punti sacrosanti. Poi c’è la questione del “gioco”. Il Foggia di Grassadonia non avrebbe gioco. Orbene, contro il Carpi abbiamo visto almeno un paio di azioni corali da spellarsi le mani (sì ma il Carpi, si sa, è una squadra scarsa) e qualcosa si era cominciata a vedere anche con l’Ascoli. Col Palermo nel primo tempo forse meritavamo dippiù dello striminzito vantaggio di Kragl e con il Pescara, fino al rigore sbagliato, si è vista solo una squadra in campo. Insomma il Foggia è in crescita, a Pescara lo ha ampiamente dimostrato e solo il risultato ci ha dato torto… “questione di centimetri”, appunto. Se giochi così peró i risultati poi arrivano e non dimentichiamoci che un certo Zeman, nella sua prima B a Foggia, non aveva fatto più di tre punti nelle prime 5 partite di campionato e in barba a chi allora ne chiedeva l’allontanamento vinse proprio contro il Padova allo Zaccheria per 4-0 inaugurando la più fiorita stagione di calcio che Foggia ancora adesso ricordi. Vedete, io la classifica ho deciso di vederla solo a fine novembre (se non ci azzereranno la penalità), quando il Foggia avrà preso forma e fiducia, perchè adesso non ha senso confrontarsi numericamente con chi è partito con otto punti più di noi. Ma al contrario sabato pomeriggio a Pescara ho volutamente guardato gli occhi di Cristian Agnelli e dei suoi compagni a fine gara, sotto la nostra curva. Non ho letto sconforto, rassegnazione, sconcerto, ma sotto quello sguardo dimesso, come a chiedere scusa, ho letto tanta rabbia, quel “fuoco agonistico” che sono sicuro metteranno in campo mercoledì sera contro il Padova per gridare a tutti gli scettici che il Foggia, come si dice in America, “is still”, c’è ancora, e ce lo dimostrerà!

Francesco Bacchieri