La presentazione era del Foggia, ma i veri protagonisti erano sugli spalti

Quando l’estate volge al termine e tutti sono in cerca dell’ultimo spicchio di sole, di spiaggia e di mare, il Foggia decide di presentare la sua “invincibile armada” allo Zaccheria, piena di vecchi e nuovi campioni. Nomi altisonanti come da tanto tempo non sentivamo declamare dagli altoparlanti dello stadio di viale Ofanto, l’Inferno Rossonero, il tempio del calcio a Foggia sin dai tempi di Pugliese e Rosa Rosa. Ti aspetti allora di applaudire questi ragazzi e il loro condottiero, quel Grassadonia che dopo aver indossato l’indimenticabile divisa degli indiavolati di Zeman ha voluto fortemente una panchina che è sempre stato il suo sogno di allenatore. Aspetti le battute dei due testimonial popolari della foggianità in Italia, gli scalmanati e “politicamente scorretti” Pio e Amedeo, reduci da una trionfale stagione teatrale in giro per la penisola. Vuoi vedere da vicino il ritorno di Iemmello, la sua mitica maglia numero 9, l’arrivo di Galano, il sogno nel cassetto che i Sannella e Nember hanno fatto diventare finalmente realtà. Magari vorresti sentire e gustare l’atmosfera di vittorie, trionfi e promozioni. Ma alla fine il vero spettacolo sono loro, sono sempre loro. In tribuna e in gradinata si assiepano migliaia e migliaia di persone. Seimila? Ottomila? Diecimila? Non importa. Sono un popolo, sono il popolo rossonero, sono il valore aggiunto di questa squadra, di questa società. In una terra agli ultimi posti dell’economia nazionale e in barba ai prezzi non certo tra i più economici della cadetteria, hanno già superato quota 7.000 abbonati, più di tante società della massima serie, secondi in B solo alla corazzata del Benevento che si ripromette di ammazzare il campionato. Per l’occasione le curve sono unite in gradinata e scandiscono i cori che hanno fatto celebre questa tifoseria in giro per tutti gli stadi, vicini e lontani. La festa è per loro, la festa sono loro, uno spettacolo nello spettacolo, una ridda di voci, di canti, di applausi, di abbracci con sciarpe e magliette rossonere, di battere di mani e di cuori. 

A quei ragazzi che in casacca rossonera, spalla a spalla, guardavano quasi ammirati e un po’ impauriti quello spettacolo dal prato, chiedo di non tradire mai questi cuori. A Foggia il calcio è un gioco ma è anche riscatto, voglia di credere che anche qui si puó provare ad essere migliori, si puó sognare e crescere insieme, orgogliosi di essere nati in questa pianura, tra questo grano e questi ulivi. Sì, anche a Foggia si puó e si deve vincere. Quando scenderete in campo, presto, già da domenica, cercate di non dimenticarlo, mai. 

Francesco Bacchieri