No, non puó finire così, un amore così, io ci credo ancora

Già quando Mazzeo saltellava indeciso dietro al pallone, un paio di secondi dopo che il Sig. Fourneau aveva fischiato l’ordine di battere il rigore che avrebbe potuto cambiare le sorti di questo sfortunatissimo campionato, in tanti abbiamo avuto netta la sensazione che quell’indecisione non avrebbe preannunciato niente di buono. Molti, come me, hanno voltato le spalle al campo, qualcuno si è messo una mano davanti agli occhi, altri hanno recitato una preghiera, qualcuno a casa ha addirittura spento la tv andandosi a fumare una sigaretta sul terrazzo. In genere un rigore ad una manciata di minuti dal termine porta allegria, speranza, entusiasmo. Allo Zaccheria invece no. Comunque ti giravi vedevi facce tese, nervose, quasi disperate. Era un sentimento comune la paura, quasi la certezza, che avremmo sbagliato l’ennesimo tiro decisivo dagli undici metri. E così sarà. Zima manda sul quindicesimo palo stagionale un tiro timido del nostro centravanti e per tutti sembra un copione già visto, un incubo perpetrato allo sfinimento, una beffa del destino che evidentemente nemmeno i tredicimila dello Zaccheria hanno mosso a compassione. Ma quest’anno non c’è limite al peggio. Tre minuti dopo, mentre alcuni tifosi lontani hanno lasciato terrazzo e sigaretta per riaccendere la tv sperando nell’insperato, è il Livorno che va sul dischetto per chiudereci in faccia definitivamente la porta della salvezza. Questa volta peró tutti guardano, nessuno vuole perdersi l’ultimo atto di un sogno che stà per morire lì, dopo soli due anni, come si guardano per l’ultima volta gli occhi di chi si ama andare via, per poterli ricordare, come si guardavano malinconici i vapori allontanarsi dalle nostre banchine, portandosi via per sempre la migliore gioventù verso l’America. Ma è proprio allora, quando il mondo sembra doverci crollare addosso, rovinoso, che il destino ci tende forse per l’ultima volta una mano benevola, che spezza un incantesimo di cui siamo stati prigionieri per un’intera maledetta stagione. Il nostro portiere non ci sta, si stende alla sua destra e chiude in faccia a Giannetti la via di un gol che avrebbe spento la luce allo Zaccheria, che avrebbe chiuso la partita, che ci avrebbe rispedito di nuovo nell’oblio. Così, proprio ad un passo dal baratro, proprio sui titoli di coda, la Bella bacia la Bestia, innamorata, e la trasforma in un principe a cui aggrapparsi per l’avvenire. Incredibile. Alle favole ci ho sempre creduto,  perchè fossero dei fratelli Grimm, di Andersen o di Perrault, di Collodi o De La Fontaine, mi hanno sempre insegnato qualcosa, da bambino come da adulto. Niente è impossibile per i cuori impavidi, per chi crede, per chi lotta fino all’ultimo istante, all’ultimo anelito di vita. Questo allora, nella sua favola in rossonero, ci ha insegnato Nicola Leali da Castiglione delle Stiviere, questo ci ha insegnato l’altra sera, all’ultimo minuto, questo ragazzone dagli occhi buoni venuto dalla lontana Lombardia: guai a rinunciare, guai ad arrendersi, guai a mollare. C’è ancora speranza, c’è ancora una luce in fondo alla nostra tormentata strada. Bisogna solo avere il coraggio di andarsela a prendere, tutti insieme, uniti, per crederci ancora.

No, non puó finire così, un amore così!

Francesco Bacchieri