Restiamo a casa con la voglia di tornare ad “ammalarci” solo di calcio giocato…

Sembra trascorso un secolo da quella domenica 1 Marzo quando allo Zaccheria il Foggia di Ninni Corda batteva il Nardò 2-0 e si portava a meno uno dalla capolista Bitonto fermata in casa dal Brindisi. Una domenica felice per il popolo rossonero e per una città che cerca il riscatto sociale aggrappandosi alle gesta più o meno esaltanti di undici ragazzi in maglia rossonera. Questo l’unico flash positivo che ci lascia questo mese di Marzo calcisticamente parlando. Da lì a qualche giorno, alla vigilia della trasferta di Villa D’Agri, il calcio si fermava in un clima a dir poco surreale con calciatori risultati positivi al Covid-19 (Coronavirus) e Campionati nel caos con calendari fermi da quasi un mese. Il calcio al tempo del Coronavirus, una frase letta e riletta da più parti in questi giorni, con il pallone che si è sgonfiato e la paura di contagiarsi ed ammalarsi e la psicosi che sta attanagliando diverse Società timorose di poter fallire alle prese con un crac finanziario dal quale sarà difficile sfuggire proprio a causa di questo stop forzato e prolungato dei Campionati. Campionati Europei ufficialmente rinviati, probabilmente al prossimo anno, e Campionati che non si sa bene come e quando potranno ripartire. Società che hanno investito tanto per raggiungere gli obiettivi prefissati ad inizio stagione, altre che sono ripartite dalle serie inferiori per sperare di tornare quanto prima nel calcio professionistico. E’ il caso del Foggia di Roberto Felleca che l’estate scorsa, tra lo scetticismo generale, rilevò dalle mani del Sindaco Franco Landella il titolo sportivo della squadra di calcio. Sforzi economici, impegno e programmi stilati secondo un progetto ambizioso da portare avanti che improvvisamente si ferma in un momento difficile per il nostro Paese dove il sistema calcio è passato senza ombra di dubbio in secondo piano. Il grido d’allarme arriva proprio dal numero uno del Club rossonero che si dice preoccupato sul futuro di questa stagione. Dovesse finire qui il torneo di serie D bisognerà mettere in conto diverse perdite  che oscillano tra i 700 e 800 mila euro. Ma lo stesso Felleca ha rassicurato tutti confermando gli impegni presi, nonostante mancanza di incassi e sponsor che hanno sospeso i loro contributi, ed il pagamento degli stipendi che sono stati regolarmente versati. Intanto ci auguriamo che alla fine del mese di Aprile, in concomitanza con la prossima tranche di pagamenti, l’emergenza possa rientrare e che si possa tornare a parlare di calcio giocato. Ottimismo e voglia di ripartire nonostante lo stato di emergenza che ha coinvolto tutti indistintamente. Per il momento bisogna restare tutti in casa con la speranza e la certezza di superare indenni questo brutto momento e con tanta voglia di tornare ad “ammalarci” solo e soltanto di calcio giocato. E’ il momento di non mollare e siamo certi usciremo presto da questa emergenza.

 

Tiziano Errichiello